Tralasciando il fatto che divulgare audio privati può essere un reato, che riderci su è da bulletti immaturi e che commentare gli affari degli altri è penoso, ma è diventato, a quanto pare, il nostro pane quotidiano.

Tralasciando tutto questo, noto che molte donne si dicono deluse dal messaggio vocale che Raoul Bova ha inviato alla sua amante ventitreenne.
Ma seriamente, davvero pensavate che Raoul Bova, solo perché è figo, fosse diverso dalla maggior parte degli uomini che conoscete? Vi aspettereste un tono diverso da un cinquantenne qualunque che si senta costretto a blandire una ventenne per poter continuare a fare sesso con lei?
Come dice mia figlia Alice, chi credeva che Raoul Bova fosse diverso, probabilmente ha visto troppi film con Raoul Bova.


L’unico linguaggio sincero, in questi casi, è quello dell’amore. O di chi sa con lucida consapevolezza di essere usato e di usare l’altro e lo accetta.
In mezzo a questi due estremi, chissà perché, si sente il bisogno di accarezzare l’altro con parole di plastica che suonano sbagliate, ridicole, infantili. Tante parole sprecate, alla fine, date via come fossero soldi in cambio di un favore.
Noi donne ne riceviamo in continuazione, e oggi impariamo questo, che non sono la bellezza e lo status che rendono un uomo diverso, ma la consapevolezza, l’onestà, la necessità di accordare coerentemente pensiero, parola e azione in ogni tipo di relazione umana.


Concludo riportando parte di una lettera di Giuseppe Ungaretti a Bruna Bianco, il suo ultimo amore. Lui aveva 78 anni, lei 26. Ungaretti le scriveva così:
“Sento sempre la Tua voce, quella Tua di quella mattina al telefono, mentre stavo per partire. E cerco con gli occhi il Tuo viso, e a volte non riescono a rivederlo com’è, e allora mi stringo con le due mani il viso, e l’accarezzo, e nel mio viso mi rinasce il Tuo nelle mie mani, la più cara cosa, la sola che amo su tutte, l’anima della mia anima, sei l’anima della mia anima, l’ultima forza che mi resta, l’ultima mia poesia, la vera, l’unica vera.”


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